Foibe, in Consiglio Regionale pugliese la testimonianza di due superstiti

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 “Di Pola ricordo soprattutto gli occhi di mia madre e le sue continue raccomandazioni. Ci diceva di stare attenti, di non andarcene in giro, perché i titini portavano via i bambini, e infatti molti la notte sparivano e non si sapeva che fine facessero. Sparivano, come se non fossero mai esistiti”. È stata dura, stamattina, ascoltare le parole di Dino e Matteo. Due storie così diverse e così uguali. C’è che il dolore lo puoi solo immaginare finché poi qualcuno non te lo racconta e allora riesci persino a vederlo, a toccarlo”. Lo scrive in un post pubblicato sui social, Loredana Capone presidente del Consiglio regionale pugliese nel giorno dedicato alle vittime delle foibe e incontrando due superstiti.

“I massacri delle foibe e l’esodo dalmata-giuliano sono una pagina di Storia che per molti anni l’Italia ha voluto dimenticare, eppure, tra maggio e giugno del 1945 migliaia di italiani furono uccisi dai partigiani di Tito, gettati nelle foibe o deportati nei campi sloveni e croati, molti altri furono invece obbligati a lasciare la loro terra. Tra questi c’erano anche Dino e Matteo“, aggiunge ed evidenzia: “Fortunatamente la loro terribile esperienza si è conclusa con l’abbraccio di tante e tanti pugliesi. Perché proprio qui, in Puglia, si sono rifugiati per salvare le proprie vite, qui sono stati curati e accolti, hanno trovato la loro casa, un nuovo presente e il sogno del futuro”.

“Oggi sono adulti e hanno sostituito quel dolore con nuovi ricordi felici ma la memoria che ci hanno consegnato resterà nei nostri cuori per sempre e, mi auguro, si farà potente bussola di umanità nelle mani di tutte quelle ragazze e quei ragazzi che assieme a noi – conclude – hanno potuto ascoltarla”.

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