Libri: Maralfa, Lo strano delitto delle sorelle Bedin

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Un caso di cronaca irrisolto da anni e una vicenda personale e familiare del luogotenente Gaetano Ravidà. Come sfondo Asiago e il suo altopiano, apparentemente tranquillo.

E’ l’intreccio de “Lo strano caso delle sorelle Bedin” di Chicca Maralfa – giornalista e già autrice dei noir Festa al trullo e Il segreto di Mr. Willer – in libreria dal 24 febbraio per Newton Compton. Dopo il fallimento del suo matrimonio, Gaetano Ravidà, stimato investigatore dell’Arma, ha lasciato la Puglia e si e’ trasferito al nord. Ad accoglierlo, la Stazione dei Carabinieri di Asiago, nell’altopiano vicentino, teatro delle più sanguinose battaglie della Grande Guerra.

Sul paese, all’apparenza tranquillo, si allunga in realtà l’ombra di un vecchio caso mai risolto, risalente a sette anni prima: l’efferato omicidio delle sorelle Bedin, archiviato di recente. Qualcuno, tappezzando i muri di poesie di Silvia Plath, sembra però sollecitare la riapertura delle indagini su una vicenda che chiede giustizia. Ma non sarà solo un caso di cronaca del passato a mettere alla prova le abilità investigative di Ravidà.

Nel giorno della Grande Rogazione (che lì tutti chiamano Il giro del mondo), una processione che ogni anno si snoda per 33 chilometri attraverso i sentieri di montagna e che coinvolge la popolazione della zona, un altro brutale delitto scuoterà la quiete dell’altopiano, trasformandola in tempesta. C’e’ un altro caso però che, insieme al ‘cold case’ delle sorelle Bedin, chiede giustizia con la stessa urgenza. Ravidà si ritrova in questi luoghi a fare i conti anche con una vicenda personale di respiro collettivo. Suo nonno ha combattuto nella ‘Brigata Trapani’, durante l”Offensiva di Primavera’, proprio sull’altopiano di Asiago. E lì è morto, milite ignoto come migliaia di altri giovani combattenti.

Sulla selletta del monte Lemerle, durante le riprese di un documentario di History Channel sulla Grande Guerra, vengono ritrovate le spoglie mortali di un soldato italiano e il luogotenente Ravidà si augura, con tutto se stesso, che possano appartenere a suo nonno, volendo assicurare al padre che suo padre non ha mai conosciuto, una più degna sepoltura.

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