Il revenge porn (la porno vendetta) cos’è? I casi famosi in Italia

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La locuzione di origine anglosassone “reveng porn”, associa la parola “vendetta” (revenge) a quella di pornografia, lasciando subito intendere la portata del comportamento che la stessa sta a indicare.  La nozione è diventata di uso tristemente comune, complice il moltiplicarsi di episodi di “vendetta porno” ai danni di innumerevoli vittime, uomini e (prevalentemente) donne  immortalati a loro insaputa.

La cronaca ha dimostrato come a perpetrare il ricatto sessuale siano soprattutto persone legate alla vittima da un rapporto sentimentale (coniugi, compagni/e, fidanzati/e), che agiscono in seguito alla fine di una relazione per “punire”, umiliare o provare a controllare gli ex facendo uso delle immagini o dei video in loro possesso.

In Italia, fino all’agosto 2019, non esisteva alcuna legge specifica in materia e l’unica possibilità riconosciuta alle vittime era quella di fare riferimento alla normativa sui reati di  diffamazione, estorsione, violazione della privacy e trattamento scorretto dei dati personali.

 

Con l’introduzione dell’art.612 ter del codice penale, rubricato “Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti” viene finalmente approvata una norma ad hoc. Il nuovo reato ex art.612 ter c.p. persegue coloro che diffondono illecitamente fotografie o video che mostrano persone impegnate in attività sessuali o ritratte in pose sessualmente esplicite, in assenza del consenso espresso dal diretto interessato, ovvero della persona o delle persone coinvolte.

La norma afferma che, salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito chiunque “invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate”. La pena in questi casi è quella della reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 5.000 a euro 15.000. Sono previste anche della aggravanti.

La reazione ordinamentale si è resa indispensabile alla luce di una crescita esponenziale del fenomeno “revenge porn” negli ultimi anni anche in Italia, con episodi di vendetta pornografica che hanno talvolta assunto contorni drammatici, risolvendosi nella morte delle vittime, esasperate dalla situazione creatasi a seguito della diffusione dei proprio video o scatti privati.

Il caso di Tiziana Cantone

Il pensiero va subito a Tiziana Cantone, giovane donna napoletana i cui video hard avevano iniziato a circolare in rete, ma anche su Whatsapp e poi su Facebook, diffondendosi con quella incontrollabile “viralità” a cui i social ci hanno tristemente abituati. Una vicenda che, nonostante la battaglia legale intrapresa a difesa del proprio diritto all’oblio, si è conclusa con il suicidio della vittima.

Il caso di Giulia Sarti

Ma Tiziana, purtroppo, non è (e non è stata) la sola vittima di questa “piaga sociale” che ha compromesso molte esistenze e costretto a estenuanti battaglie per ottenere la difesa dei propri diritti e della propria dignità. La vicenda dell’ex presidente grillina della commissione Giustizia di Montecitorio, Giulia Sarti, le cui immagini private sono state diffuse online divenendo presto virali a causa delle incessanti condivisioni, ha assunto i contorni di un vero e proprio caso politico.

Il caso Guendalina Tavassi

Altro caso esploso nei tempi recenti è quello ai danni della showgirl Guendalina Tavassi, i cui video hot indirizzati al marito e rubati dal suo icloud sono stati diffusi in rete.

Il caso di Belen Rodriguez

E’ il caso della showgirl che nel 2010 presentò una denuncia nei confronti dell’ex fidanzato: l’aveva ricattata chiedendole 500 mila euro e minacciando di diffondere in rete un filmato hard. Il video privato, che ritraeva una giovanissima Belen, allora 17enne, in scene di sesso con il suo ex fidanzato argentino, finì in rete e divenne uno dei più cliccati e scaricati dal web: fu persino trovato in vendita a 20 euro sulle bancarelle a Napoli.

Il caso Diletta Leotta

Un’altra vittima illustre fu Diletta Leotta, il volto di SKy Sport, nel novembre del 2017 trovò in rete i suoi scatti senza veli e alcuni video hard rubati dal suo cellulare. La giornalista spiegò che i filmati le erano stati sottratti da ‘cloud’, ovvero la memoria virtuale, del suo telefonino.

Il 28/07/2021 a Bari in via Davanzati n.25 è stato inaugurato il primo sportello contro il revenge porn (la porno vendetta) e in meno di un mese di attività lo sportello ha già registrato 17 richieste. Ad oggi sono più di un centinaio. Una tendenza in crescita – commenta l’assessora al Welfare Francesca Bottalico – a riprova del fatto che sexting e revenge porn sono fenomeni estremamente diffusi che attraversano la nostra quotidianità di adulti e adolescenti, molto più di quanto si possa immaginare, con effetti decisamente rilevanti sul benessere psicologico delle vittime. In alcuni casi si tratta di episodi che vanno ben oltre e si trasformano addirittura in stalking, diffamazione o violenza.

Purtroppo quando entri in questa spirale di vendetta la tua vita viene fatta a pezzi e questo è anche il motivo per cui molte persone non denunciano, preferiscono pagare. Ma il prezzo più alto lo pagano i giovanissimi. Iniziano per gioco e si ritrovano in un mondo più grande di loro. Famiglie distrutte, lunghe ore passate tra psicologi, psichiatri e assistenti sociali, giornate passate  tra le sedi delle forze di polizia (quando c’è la denuncia) e le aule dei tribunali. Cambi scuola, cambi città, abbandoni tutto, ma la paura e dietro l’angolo e se la persona violentata (perché è violenza quasi fisica) non viene aiutata il conto lo pagherà negli anni.

 

Franco Marella

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