M5S, tradimento e tramonto

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È a tutti evidente la differenza tra il Movimento 5 stelle delle prime ore e quello delle sue più recenti posizioni. Quando appariva (ed era) “antisistema” il consenso era forte e crescente specie al sud; mentre all’indomani della vittoria elettorale alle ultime politiche la sua “normalizzazione” è apparsa come un tradimento.

Ma non è così semplice.

La democrazia è fondata su tre pilastri: la corretta informazione che permette ai cittadini di assegnare il proprio consenso su basi coscienti e quindi da persone correttamente informate. Che le decisioni vengano prese nelle sedi a ciò deputate e cioè in Parlamento nei modi previsti. Che le idee che maturano tra i cittadini vengano regolarmente rappresentate dai politici in quei luoghi deputati a prendere le decisioni politiche. Questa è la democrazia rappresentativa.

In Italia tutte e tre queste condizioni non vi sono e quindi coloro che hanno dato fiducia al M5S non hanno fatto altro che lanciare un grido estremo di allarme sistemico; ma appaiono ingenui in confronto agli astensionisti. Cioè l’astensione (che da decenni è il partito più suffragato in tutte le elezioni) è l’unica scelta coerente con l’assenza delle condizioni minime di una democrazia: quel voto sembra dire che “se non vi sono le condizioni minime non crediamo in nessun partito e cioè nell’attuale modo di essere della democrazia rappresentativa”. Come colpo di grazia poi c’è stato il dietro front dei rappresentanti del movimento antisistema.

Rappresentare la protesta e la insoddisfazione è certamente stato un modo corretto di esternare il proprio pensiero per milioni di italiani ma con uguale certezza è vero che un rifiuto non è una proposta e si governa con le proposte e non certo solo con i rifiuti (che poi sono pure venuti meno).

Questo è il punto nodale: la democrazia muore per la disinformazione, per la invadenza di poteri esterni alle Istituzioni e per il vuoto di rappresentanza ma essenzialmente per la mancanza di una visione del futuro; anzi per la mancanza di più visioni del futuro tra di loro alternative ed in dialettica democratica. Mancanza di visione che svuota l’economia reale e la finanza; mancanza di visione che è assente nelle scuole e nelle Università; mancanza di visione che blocca le nuove generazioni; mancanza di visione che impedisce al rigenerazione delle Istituzioni e della democrazia stessa.

Si tratta di un vuoto culturale macroscopico figlio della implosione delle ideologie che ha lasciato libero il campo e che ci porta a dire che “i politici sono tutti uguali” e che porta i politici a credere in una sola cosa concreta e certa e cioè nella propria carriera.

Qualcuno potrebbe aver avuto interesse alla creazione e al mantenimento di questo vuoto celermente riempito dagli interessi delle grandi corporation che pensano di essere i futuri feudatari.

Quindi l’esperienza del M5S è il compimento della fine della democrazia quale è stata costruita dopo la guerra senza che se ne sia stata approntata un’altra lasciando la nostra comunità in preda agli interessi transnazionali che si presentano come curatori del futuro della gestione della intera umanità.

E qualcuno dei nostri politici lo trova pure comodo. Ma il futuro sarà durissimo anche per quei neo feudatari che oggi fanno il bello e il cattivo tempo e che credono di poter continuare così per sempre.

CANIO TRIONE

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