L’Era di Draghi dopo l’Era di Mattarella?

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Ecco ci siamo!
Il Presidente della Camera, Roberto Fico, ha inviato le lettere di convocazione della Assemblea per la elezione del successore di Sergio Mattarella.
Questa volta, con estrema cautela, tutti i partiti tacciono al cospetto della imponente figura del “candidato di pietra” Mario Draghi e di fronte al netto rifiuto dell’attuale Presidente ad ogni ipotesi di rielezione; rifiuto cui molti parlamentari non si rassegnano come gran parte dei Grillini (se compatti, il 25% della Assemblea), preoccupati che lo status quo possa cambiare, e il manipolo dei “Turchi del PD” capeggiato da Matteo Orfini.
Dopo il varo della Legge di Bilancio per l’anno 2022, partiranno le dinamiche e le alchimie d’alleanze tattiche che tutti si aspettano saranno molto serrate.
Noi guardiamo, invece, quale sia lo scenario politico italiano che questo settennato ci ha lasciato.

È di tutta evidenza che i partiti politici sono in crisi, nessuno escluso.
Il perché, a nostro avviso, sembra risalire, prioritariamente, alla obsolescenza delle dottrine sociopolitiche, costruite dall’uomo nei secoli XX e XIX, cui i partiti tradizionali si riferivano; su entrambi i poli di destra e di sinistra.
Ciò ha portato alla evanescenza delle loro stelle polari.
Senza più riferimenti, un senso diffuso di sbandamento, progressivamente, ha preso piede e si è consolidato.
Esso, di taratura populistica, ha prodotto lo smarrimento dell’originario significato di Destra e di Sinistra, accentuando la confusione e il dilemma delle posizioni politiche dei partiti. Il tanto decantato Centro, genericamente definito “moderato”, dove tutti vorrebbero approdare per cercare di esorcizzare il dilemma dei due poli politico storici sembra, sempre di più rispetto al passato, un limbo da cui poter scorrazzare liberamente, senza troppo impegno.

In questo scenario, si osserva la consequenziale deriva della Politica diventata “politica di relazione” e di “compromesso”, molto al di là dell’usuale concetto di “flessibilità”.
In questo scenario, si osserva la consequenziale degenerazione dell’Etica nei comportamenti e nelle attività della politica in sé, ma anche di tutti i corpi della burocrazia di Stato, non esclusa la Magistratura come svelato, ad esempio, da Luca Palamara nella sua intervista rilasciata ad Alessandro Sallusti.

Ma non è tutto: allo sbandamento ideologico si è aggiunta la incapacità politica di intendere e interpretare fenomeni, oramai stabili e non più emergenti, quali la globalizzazione, le accelerate dinamiche sociali, la complessità della società civile non più semplificabile in pochi usuali parametri.

In questo quadro, ne ha gravemente sofferto l’attività di governo: una navigazione “alla giornata” e “a vista” che, ha condotto l’Italia (che tutti sappiamo è culla di identità ed individualità) ad occupare stabilmente le posizioni di fanalino di coda nelle classifiche internazionali.

Identità ed Individualità? Certamente! Perché queste sono il seme del tessuto produttivo del Paese, quasi del tutto composto da PMI, autonomi e partite iva, fonte di gettito fiscale e, tuttavia, mai realmente aiutato con un credibile e fattibile piano politico di crescita e di sviluppo.

Un sistema produttivo, di tipica originalità italiana, sempre tartassato e demonizzato, soffocato e depauperato da una asfissiante burocrazia amministrativa, fiscale, bancaria, giudiziaria.
La Politica, in preda allo sbandamento, è venuta meno proprio nel governo del tessuto produttivo che si è sempre dovuto “arrangiare” da solo; né appare essere stato aiutato nell’attuale rimbalzo del PIL dopo i lock down pandemici.

Ci vuol poco a concludere che questa classe politica ed il suo entourage vadano integralmente sostituiti.
Per potere governare è necessario “ben conoscere” la comunità che ci si candida a governare: questo vale sempre, anche per l’era del post-Mattarella.

L’avvento di Mario Draghi, uomo di innegabile credibilità e prestigio internazionale, deciso in altra sede, diversa dal Parlamento, non è altro che la plastica certificazione di questo disastro.
Draghi, oggi, appare senza alternative sia come Presidente della Repubblica sia come Presidente del Consiglio.
Un bel dilemma!
Crediamo che egli, a 74 anni, voglia coronare un invidiabile percorso professionale con l’approdo alla Presidenza della Repubblica; infatti, nella sua conferenza di fine anno, ha teorizzato che il suo compito come Presidente del Consiglio era concluso: il “sentiero del governo, auspicando che vada avanti, è indipendente da chi c’è”, è stata la sua dichiarazione.

Ma qui nasce il vero dilemma:
Mario Draghi, come Presidente della Repubblica, saprà essere capace di restituire il loro ruolo alla Politica, allo Stato Democratico, alle Istituzioni dopo averli commissariati? Sarà in grado di rigenerarli ed innovarli?
O non affiderà al suo attuale super Ministro dell’Economia e delle Finanze, Daniele Franco, il ruolo di Presidente del Consiglio, stringendo in una ferrea morsa l’Italia e la Politica e le Istituzioni?

La nostra impressione è che la sua indiscussa autorevolezza, dal Quirinale, potrebbe divenire pesante per il Paese e insopportabile per le forze politiche che, tutto sommato, sono sempre espressione di un popolo identitario ed individualista, abituato a fare da sé; che fa della libertà la sua visione di vita.

Antonio Vox, Presidente “Sistema Paese – Economia Reale e Società Civile”

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